I Simpsons e Bansky

Corre l’anno 2010 e gli autori dei Simpsons decidono di decentralizzazione buona parte della produzione della serie in Sud Corea. Lo stesso anno Bansky, il piu grande ed irriverente artista noto per la sua critica feroce verso la società, disegna la sequenza della sigla dei Simpsons successiva alla famosa scena del divano. Questo è il risultato:

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Il metodo Sticazzi

Oggi parlo di un manuale che da un paio di anni campeggia tronfio e rosso vicino alle casse di quasi tutte le librerie italiane, e cioé:

Mi sono scoperta un’adepta di questa filosofia di vita non molti giorni fa, durante una telefonata di una pesantezza indecente (indicibile e anche indiscutibile) durante la quale l’essere umano dall’altra parte della cornetta, sfoggiava tutto il suo repertorio passivo aggressivo imparato in anni di pratica. Nel bel mezzo del suo malcelato rancore mi è uscito il primo e spontaneo sticazzi.

La controparte, ovviamente, non ha apprezzato cotanta spontaneità ma vi assicuro che io mi sono sentita immediatamente più leggera.

Confesso che da quel giorno il metodo sticazzi l’ho utilizzato già diverse volte e ogni volta con ottimi risultati personali.

Quindi, se ancora non lo conoscete, vi consiglio di leggere questo fantastico libro e vedrete che mi darete ragione.

“Il metodo sticazzi è la via che ti conduce alla libertà: esso non richiede istituzioni, né riti, né manufatti sacri. Il metodo sticazzi vive e cresce esclusivamente dentro di te. Coltivalo, ed esso ti renderà felice, ricco e amato da tutti”.

Tutta colpa di Freud

Francesco (Marco Giallini) è un terapeuta cinquantenne che ha cresciuto le tre figlie da solo dopo l’abbandono della moglie: Sara (Anna Foglietta) che abita a New York, Marta (Vittoria Puccini) che gestisce la piccola libreria indipendente del nonno ed Emma (Laura Adriani) appena diciottenne.

Quando Emma confessa al padre di avere una relazione con Alessandro, un architetto di cinquantanni (Alessandro Gassman), Francesco esige di conoscerlo e, dopo aver saputo che Alessandro é separato in casa, gli propone, ad insaputa della figlia, una serie di sedute per aiutarlo a chiudere del tutto il matrimonio.

Nel mentre Sara torna a sorpresa a casa del padre dopo essere stata lasciata dalla fidanzata alla quale aveva appena chiesto la mano. Torna ben decisa a dare una svolta alla sua vita: visto che con le donne ha sempre avuto sfortuna vuole diventare etero e chiede al padre e alla sorella maggiore consigli su come comportarsi (la scena in cui Francesco spiega alle figlie i 3 gruppi di uomini che si trovano in giro andrebbe fatta vedere a qualsiasi ragazza dai 16 anni in su).

Marta non è messa meglio: dopo essersi accorta di aver portato avanti da sola un amore platonico con uno scrittore sposato e con due figli (ah! Il fascino degli scrittori!) si innamora di un ragazzo che scopre a rubare libretti di opere liriche nella sua libreria. Ma anche in questo caso, la situazione sarà tutt’altro che semplice perché il ragazzo, Fabio (Vinicio Marchioni) è sordomuto.

A corollario dei drammi sentimentali c’è poi l’amore segreto e quasi adolescenziale di Francesco per “la donna col cane” (Claudia Gerini) che da mesi segue senza farsi vedere e senza mai trovare il coraggio di parlarle. E dove sarebbe il dramma? Beh…ben presto verrà fuori che la donna col cane altro non è che la moglie di Alessandro.

La commedia, uscita nel 2014, è leggera e, in pieno stile Paolo Genovese, mai volgare. Il cast crea un gruppo forte guidato dal sempre magistrale Giallini che, come ormai ci ha abituato, riesce a farti arrivare forte qualsiasi emozione voglia trasmetterti. La fotografia è curata nei minimi dettagli sia che si tratti di scene esterne o interne nei negozi (la scena nella quale si vede la famiglia far colazione sulla terrazza che domina Roma è talmente vivida che ti sembra di essere lì con loro).

Il duo Giallini/Gassman, funziona benissimo e ce lo ritroviamo in altre pellicole come, ad esempio, “se Dio vuole”.

Tutta colpa di Freud è una commedia piacevole, adatta alle fresche serate primaverili che stanno per arrivare

Giornata mondiale della terra

Il 22 Aprile è la giornata mondiale della terra. Siamo palesemente e indiscutibilmente, in un momento storico di vitale importanza: se non facciqmo nulla per cambiare le nostri abitudini potremmo compromettere definitivamente le sorti del pianeta, se facciamo qualcosa forse, e sottolineo forse, potremmo avere ancora qualche possibilità.

I discorsi seri e confutati da statistiche li lascio fare a chi studia queste cose, quello che posso fare è lasciarvi qualche suggerimento di film/documentari sul tema pianeta/ecologia casomai foste interessati ad approfondire.

Willie Peyote

Qualche mese fa sono andata a vedere il mio decimo concerto dei Subsonica (decimo eh mica bruscolini). Sempre una grande emozione, le loro canzoni hanno accompagnato, e ancora lo fanno, un buon 70% del mio vissuto. A metà concerto parte “l’incubo” e, sul ritornello, sale (sarebbe meglio dire salta) sul palco il proprietario della voce che avevo sempre sentito ma che, in tutta onestà, non mi aveva mai colpito particolarmente. Finisce il brano, ci sono le presentazioni e così imparo che quella voce appartiene a tale Willie Peyote. Bene, penso, un altro fenomeno da baraccone.

Poi gli fanno fare un suo pezzo (per l’esattezza I CANI) e resto di stucco…Mi piace!! E mi piace al tal punto che al rientro del concerto inizio a cercare i suoi pezzi.

Vuoi una cosa, vuoi l’altra, me ne dimentico fino a 3 settimane fa quando, in un’uggiosa mattina, faccio partire un suo pezzo a caso.

Sbam!

Un’illuminazione totale! Ho ascoltato tutti i suoi pezzi (“portapalazzo” è qualcosa che ti entra dentro) e li ho ascoltati più volte. Ogni volta apprezzandoli un pochino di più. Perché Willie Peyote (all’anagrafe Guglielmo Bruno, classe 1985) non è uno che non ha niente da dire, anzi, i suoi testi toccano anche argomenti importanti con ironia e classe. Gioca con parole e rime con la capacità tipica di chi ha una buona base di cultura personale e non è uno scemo. Certo…detto così sempre quasi una palla ascoltarlo ma, vi assicuro, è tutt’altro: “c’era una vodka” (che sicuramente farà storcere il naso a molti benpensanti) ha un ritmo notevole e, diciamocelo, a meno che non facciate parte della sopraccitata categoria non potrà che strapparti un sorriso.

Gli ultimi due album, “sindrome di Tôret” ed “educazione sabauda” (nei quali si fa un pò più marcato il suo lato rock)sono quelli che lo hanno portato un pò più sotto i riflettori anche se è bel 2011 che vede la luce il suo primo album: manuale del giovane nichilista.

Se non lo conoscete ancora ve lo consiglio…Non ve ne pentirete .

Bandersnatch

Bandersnatch… ovvero, il genio è tra noi.

Premetto che scrivo questo post pochi minuti dopo aver finito la visione/gioco di questo film perché l’entusiasmo è alle stelle e ci scapperà anche qualche spoiler.

Chiunque abbia amato i libri game non potrà che trovare sublime il primo film interattivo di Netflix (ci sono state altre prove di interattività ma solo su programmi per bambini) e farsi prendere dalla voglia di provare ogni strada. Perché la figata è che ogni vostra scelta fará prendere una piega completamente diversa al film portando ad eventi nuovi e finali diversi (o ad un punto morto, ma in quel caso avrete la possibilità di tornare indietro).

La storia, ambientata nel 1984, parla di Stefan un teenager che decide di trasformare in videogioco un libro di fantascienza a scelta multipla. Stefan è seguito da una psicologa a causa del trauma legato alla morte della madre quando lui aveva solo 5 anni. I personaggi chiave della storia, oltre a Stefan, sono la psicologa, il padre e Colin il più famoso inventore di videogiochi del momento che Stefan conosce nella sede della Tuckersoft l’azienda che decide di acquistare il suo gioco.

Bandersnatch è una delle incredibili quanto surreali creature inventate da Lewis Carol nel suo ” attraverso lo specchio e quel che Alice vi trovò” (praticamente il Ciciarampa) ma, nel film, non ci sono riferimenti ne a Carol ne al suo personaggio.

Ci sono parecchi di easter egg, invece, ma il più apprezzabile è, senza ombra di dubbio, il qr code attaccato lateralmente al pc di Stefan che, se inquadrato con il lettore, vi porta direttamente al sito della Tuckersoft creato appositamente in pieno stile anni 80. E qua vi si apre un mondo di infinita genialità: non solo ci sono gli 8 videogiochi creati dalla società ma c’è un annuncio di lavoro con tanto di bel faccione del presidente della società:

Se, dal sito, cliccate sulla locandina vi comparirà un vero annuncio di lavoro…di Netflix! Un pò come dire: se siete arrivati fino a qua ve lo meritate.

Inoltre cliccando sulla copertina del videogioco Bandersnatch vi si aprirà una pagina con la galleria immagini e un pulsante PLAY NOW…ecco, cliccandolo sarete riportati direttamente al film su Netflix. Geniale.

Ci sono 4 finali possibili in base alle scelte che effettuerete durante la visione; io ne ho trovati 2 e li ho apprezzati entrambi anche se la cosa che più mi ha fatto impazzire è stata la scelta di spiegare ad un terrorizzato Stefan che la sua vita era controllata da un utente Netflix nel ventunesimo secolo.

Perfetti sconosciuti

Tutti di noi abbiamo dei segreti da nascondere che siano piccoli o meno, ma cosa accadrebbe se ad una cena tra amici tutto venisse a galla?

Questa è la base di Perfetti sconosciuti film del 2016 diretto da Paolo Genovese che vanta un cast composto da 7 tra i migliori attori del panorama italiano: Giuseppe Battiston (Peppe), Anna Foglietta (Carlotta), Edoardo Leo (Cosimo), Marco Giallini (Rocco), Valerio Mastandrea (Lele), Alba Rohrwacher (Bianca) e Kasia Smutniak (Eva).

Rocco ed Eva, sposati da anni e alle prese con una figlia in piena crisi adolescenziale, invitano a casa loro gli amici di sempre: Carlotta e Lele (sposati da meno di un anno), Bianca e Cosimo (coppia in piena crisi), Peppe che con l’occasione porterà anche la nuova fidanzata.

Peppe arriva da solo con la scusa che la fidanzata non si sente bene e con la promessa che la porterà alla prima occasione e questo toglie subito l’imbarazzo degli altri che, in sua assenza, cercavano di trovare una linea uguale per tutti sulla reazione da tenere al momento di questo nuovo incontro.

Appena seduti a tavola iniziano ad arrivare i primi messaggi ed Eva, che è psicologa, parte con un ragionamento su quanto i cellulari ci stiamo assorbendo la vita e siano diventati la scatola nera della nostra stessa esistenza. Da qui l’idea del gioco: tutti i telefoni sul tavolo e qualsiasi messaggio arrivi verrà letto ad alta voce ed ogni telefonata fatta solo in viva voce.

Qualcuno prova a rifiutare ma la maggioranza vince e già dai primi messaggi le sorprese non mancano.

La storia è semplice e si svolge tutta all’interno della casa (con una fotografia assolutamente adorabile) ma quello che fa davvero la differenza è l’interpretazione: Giallini nonostante interpreti un personaggio quasi bidimensionale ha la capacità di regalargli sfumature incredibili, Mastrandrea è sempre una certezza ma questa volta (fisicamente dimagritissimo e sciupato) supera se stesso facendo arrivare al telespettatore emozioni forti e chiare che invitano anche alla riflessione, le donne sono tutte e 3 bellissime in 3 ruoli completamente differenti. Insomma, a voler trovare un difetto a questo cast si fa davvero fatica.

Un film che veleggia tra la commedia e il sentimentale con colpi di scena mai banali…soprattutto il finale.

Quello vi lascerà a bocca aperta.

Bojack Horseman

Astenersi bigotti, perbenisti e benpensanti.

Se i Simpson, American Dad e Family Guy vi sono sembrati cartoni da “adulti” Bojack vi colpirà dritto allo stomaco, stravolgendo ogni vostro metro di valutazione per il futuro.

Netflix questa volta non sbaglia il colpo e, nel 2014, presenta in America l’opera prima di Raphael Bob-Waksberg che racconta la storia di Bojack Horseman, attore cinquantenne caduto in depressione dopo il successo ottenuto negli anni 80 che cerca di riempire il vuoto lasciato dalla popolarità con alcool, droga e sesso occasionale. Con lui, in queste 5 stagioni, ci sono Princess Caroline sua manager ed ex amante, Todd Chavez giovane disadattato che vive sul divano di Bojack (Che non mancherà di mettersi nelle peggiori situazioni), Mr Peanutbutter attore ancora in voga semplice di cuore e spirito e Diane Nguyen ghostwritter con il compito di scrivere la surreale biografia di Horseman.

Non fatevi ingannare però. Anche se per la maggior parte del tempo Bojack é ubriaco o strafatto, la serie tocca temi seri e attualissimi (politica e aborto tanto per dirne due)…solo che lo fa a modo suo, ed è davvero un gran bel modo!

In men che non si dica vi troverete ad amare questa serie, divorerete puntata su puntata per vedere cosa altro sono riusciti ad inventarsi. Ma sarà solo quando arriverete alla sesta puntata della quinta stagione che capirete l’assoluta genialità e potenza di questa serie…E niente sarà più come prima.

Lucca Comics state of mind

Che le cose a Lucca siano sfuggite di mano è palese da qualche anno.
Sono tornata a Lucca dopo 4 anni di assenza e ne sono rimasta incantata ed infastidita nello stesso momento.

Mi spiego.

L’atmosfera che si respira in città non è paragonabile a quella di nessun altro comix…camminare sulle mura medioevali incrociando ad ogni passo un Batman o un Naruto aumenta la bellezza di quelle pietre secolari, esalta il fascino dei vicoli, riempie l’aria di leggerezza e stupore, cose che, insomma, in un padiglione fieristico te le scordi proprio.

Ora…i lati negativi si dividono in 2 macro categorie: personali ed oggettivi.
Personali:
L’80% dei cosplay sono a tema manga e io non ho cultura manga quindi o in 12 mesi mi barrico in casa e mi leggo tutto il leggibile oppure qualcuno mi crei una app che inquadrando la persona mi dica da cosa è vestito. Certo, a ben pensarci potrebbe andare in tilt con il gruppo di uomini vestiti da Sailor ma qualcuno potrebbe anche pensarci eh.
Oggettivi:
Ok, stiamo parlando di quello che quasi sicuramente è il comix più importante a livello nazionale e quindi gestirlo non deve essere una passeggiata ma…se quando compro il biglietto mi dai un braccialetto (un colore diverso al giorno…bravi!) che devo indossare mi dici perché mai ogni volta devo farti anche vedere il biglietto?? In 10 ore credo di aver rischiato di perderlo almeno una cinquantina di volte tra tasche e sacchetti vari!
Bella la storia del far la fila per farsi fare gli autografi ma cosi si perde il gusto della calca e della rissa e il piacere di prendersi anche due gomitate nei reni che fanno sempre bene.
E per ultimo…mannaggia a voi ma perché mai mi dovrei fare un’ora di coda allo stand della Warner che è grosso come una scatoletta di fiammiferi e dentro c’è del merch che su Amazon te lo tirano dietro quando l’unica cosa interessante è la gigantografia di Momoa all’esterno.
Ma al di là di tutto il Lucca Comix è un’esperienza da vivere, un qualcosa che ti prende dentro e va a toccare il tuo essere nerd fin dentro al midollo. È una cosa da fare almeno una volta nella vita, con leggerezza, spensieratezza, e un botto di soldi in tasca.
Quest’anno sono tornata a casa con 2 pezzi stupendi di star wars, un paio di vesciche e qualche cosa di buono da ricordare.
E ora aspettiamo il Romix…